giovedì 4 giugno 2020

LETTERA ALLA TERZA E


Anni fa, ero solita concludere l'anno scolastico scrivendo una lettera alle mie classi in uscita dalla scuola media. Da tempo non lo facevo più, non so nemmeno io perché.          
Questa volta, invece, ho SCELTO di scrivere ancora e voglio farlo lasciandovi con una riflessione. 
Lasciandovi... Ci pensate? E' il nostro ultimo anno insieme. Non vi dispiace un po'? Coraggio, su la mano: chi avverte una sorta di rimescolamento dentro la pancia? Cosa sarà mai? Ansia degli esami? Timore di quello che sarà il vostro prossimo anno, di quello che sarà il vostro futuro, la vostra vita? Io vi ho accompagnati fino a qui, ragazzi miei, ora tocca a voi proseguire il vostro viaggio senza di me. Le nostre strade si separano. Fa un certo effetto, vero?
Vedete, prendere una classe, per una docente di Lettere, che trascorre dieci ore alla settimana per tre anni insieme ai suoi alunni, è un po' come prendere dei "figli" e supportarli nel loro cammino di crescita in quella che è una fase di transizione molto importante della vita di ogni individuo: il passaggio dall'infanzia all'adolescenza. Vi accogliamo bambini e vi lasciamo adolescenti. In mezzo, per tutta la durata dei tre anni della secondaria, c'è la preadolescenza, che è una fase di grande stravolgimento, in cui cambia la vostra testa e cambia il vostro corpo. Mica roba da poco!           
Alla fine di un percorso, si è soliti tirare le somme e sono certa che lo state facendo anche voi.
Che cosa hanno rappresentato questi anni, come li avete vissuti, che cosa vi porterete dietro nel tempo? I ricordi, sicuramente, ma forse (spero) anche gli insegnamenti che i vostri professori vi hanno lasciato (qualcuno più di altri, per aver trascorso con voi un maggior numero di ore).        
Sapete, io ho molta nostalgia dei miei anni della scuola media. Posso affermare con certezza che sono stati i più belli della mia vita (scolasticamente parlando): ho affrontato nuovi studi, ho imparato tante cose che hanno arricchito il mio bagaglio di conoscenze, ho avuto insegnanti che mi hanno dato tanto e che ricordo ancora con affetto, mi sono percepita crescere, ho iniziato ad affermare la mia autonomia nei confronti della famiglia, ho coltivato amicizie importanti,  ho imparato a vedere il mondo come una realtà nella quale tuffarmi per sperimentare il  nuovo, il bello carico di attese e di speranze, di progetti, di sogni per il mio futuro, che immaginavo meraviglioso. Ero nel pieno della fiducia verso la vita che mi figuravo sarebbe stata fantastica e, devo dire, che lo è stata davvero, perché ho realizzato quasi tutti i miei sogni.           
A proposito di sogni... immagino che anche voi ne avrete tanti. Sapete una cosa? Dovete crederci, crederci fermamente, fino in fondo, se volete che si avverino. Dovete mettercela tutta. E questo significa solo una cosa: ABNEGAZIONE. Non vi spiegherò che cosa significhi questa parola: lascerò a voi la scoperta. Sappiate che la vita è fatica, è impegno, è sacrificio in vista della CONQUISTA.  E la conquista è e deve essere il vostro obiettivo, se volete vivere pienamente e consapevolmente. Fatelo! Questo è il mio augurio. Ognuno di noi ha dentro di sé la forza per affrontare ciò che lo aspetta: non ignoratela. Fate di tutto per raggiungere i vostri obiettivi, non abbandonatevi all'inedia, non arrendetevi davanti alle difficoltà che ci saranno, imparate a ingoiare i bocconi amari che verranno, le sofferenze di fronte alla sconfitte: fa tutto parte del gioco. Ma, alla fine, il premio c'è. Parola di prof.   
Ma torniamo a noi...  
La Didattica a Distanza o DAD, come ci piace chiamarla, mi ha consentito di conoscervi meglio, cosa che non avrei mai immaginato. Ho scoperto persone oneste, corrette, impegnate, che hanno dato il massimo per completare questo anno straordinario (nel senso di fuori dall'ordinario, non certo di bello) e ho scoperto persone che invece non lo sono state.   
La maggior parte di voi, però, si è mostrata piena di buona volontà, ce l'ha messa tutta per superare gli ostacoli, ha rispettato le regole. Qualcuno, purtroppo, si è arreso, ha gettato la spugna, ha preferito l'inganno all'onestà, e questo mi ha rattristata davvero tanto.         
Molti di voi mi hanno resa orgogliosa di esservi stata insegnante/educatrice, pochi (fortunatamente) mi hanno delusa e hanno lasciato dentro di me un senso di amara sconfitta nel mio ruolo educante. 
Ho aperto questa lettera dicendo che ho SCELTO di lasciarvi con una riflessione e la riflessione riguarda proprio l'ABNEGAZIONE cui ho fatto cenno sopra, con tutte le parole che sono conseguite.         
Ora, però, è arrivato il momento di salutarvi.           
Auguro a tutti voi indistintamente BUONA VITA, nella speranza che possiate realizzare voi stessi al meglio, tirando fuori quel seme che SPERO ARDENTEMENTE di essere stata capace, al di là di tutto, di instillare in ognuno, anche in chi ha pensato di gettare la spugna.  

         
Non dimenticatemi.

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